Saturday, October 10, 2009

Il Nobel per la pace nel XXI secolo

Gandhi è morto.
Madre Teresa pure.
Martin Luther King, anche.

Il processo di pace in medio oriente, poi, è diventata una Urban Legend come i coccodrilli nelle fogne o il cugino caduto dalla moto la cui testa si apre in due dopo essersi tolto il casco.

Per cui d'accordo, il panorama di oggi è desolante e si fa fatica a trovare qualcuno che sia veramente impegnato a combattere per la pace (e non ad imporla) su scala mondiale, o quasi. Tranne il Dalai Lama. Ma lui ha già ricevuto il premio, per cui è fuori gioco.

E però, questo è un premio che non si può assegnare alle intenzioni. Non si può usare come moral suasion. Non fa politica, e non sarà mai considerato vincolante da chi lo riceve.
Non è un premio per chi si spera che faccia. E' un riconoscimento per chi ha fatto.

Obama ha commentato il premio dicendo: "non so se lo merito".
La risposta è facile: no.

Tuesday, July 21, 2009

Welcome back!

Agli italiani non piace che si parli di loro.

Gli piace assai meno un articolo sul Financial Times che parla male dell'Italia che un presidente del consiglio che continua a farsi leggi ad personam, che è stato plurinquisito e talvolta assolto, ma più spesso depenalizzato o prosciolto per decorrenza dei termini o amnistiato, e che frequenta consapevolmente personaggi di facili costumi (dov'è lo scandalo...nei libri di travaglio e gomez le intercettazioni erano già chiarissime).
L'articolo sul Financial Times non piace perchè la sua lettura costringerebbe quantomeno a porsi una domanda: perchè? Perchè scrivono queste cose dall'Inghilterra, dalla Francia? Perchè Saramago, dalla Spagna, un premio nobel per la letteratura, ce l'ha tanto con l'attuale situazione italiana?

Porsi una domanda equivale a pensare alla risposta. L'italiano medio che incontro nella mia vita non ama pensare. Non vuole. Anzi, ha paura del pensiero. Avere una coscienza critica, un'opinione, non solo non è di moda: è deleterio. Chi parla ad alta voce o è la Serracchiani (che del resto viene svillaneggiata non appena dice qualcosa di non gradito ai vertici del PD, alla faccia della libertà di parola...bel partito...proprio Democratico...) che ha la botta di culo di dire la cosa giusta nel modo giusto nel posto giusto nel momento giusto – in pratica l'equivalente politico del 6 al superenalotto – o è un povero cristo, e lì son dolori.

E sono dolori perchè a parlare sono i singoli, ma a tacere è una moltitudine.

L'Italia in cui io sono tornato è un paese dove si ha libertà di parola, per strada, ma ha comunque pochissima voglia di ascoltare. E' un posto che ti fa capire come e perchè ad un certo punto ci fu una dittatura. Non perchè la gente la volesse. Ma, forse, perchè non gli importava niente che ci fosse.

Monday, April 27, 2009

Se di notte d'inverno un viaggiatore...Terza e Ultima Parte

Il piano è geniale nella sua diabolica semplicità: andare a piedi a Old Street.

Piccolo problema: la strada più rapida mi porterebbe dritto nel cuore di questo simpatico quartiere multietnico. Di notte. Da solo.

Mmm.

Una rapida occhiata alla mappa offre un'opzione: circumnavigare Hackney percorrendo la strada principale. E' l'equivalente dello scegliere di camminare sui cateti del triangolo, ben sapendo che l'ipotenusa sarebbe molto più rapido.

Io nelle equivalenze ho sempre fatto pena, e i cateti mi sembrano stranamente attraenti questa notte. Inoltre potrei essere così fortunato da trovare, nel tragitto, un minicab che mi porti a casa per un prezzo che sarebbe evidentemente esorbitante, se non fossi in un mood da “il mio regno per un cavallo”.

Chissà se commetto il mio ultimo errore non controllando se l'Overground è in funzione, dato che mi sembra di vedere una luce attraversare le rotaie in lontanza.


La strada non è buia ma è stretta tra file di palazzi massicci e poco illuminati. Sembrerebbe una situazione difficile, e invece la via si è già ricoperta di magia. Londra ha deciso che la neve è una cosa meravigliosa e nonostante l'una sia ormai passata da un pezzo i marciapiedi sono pieni di persone.

Due ragazze con tratti arabi camminano in vestaglia, macchina fotografica in mano. Il padre le segue a due metri di distanza guardandosi intorno con professionalità da body guard.

Poco più avanti un ragazzo in accapatoio riprende la scena con il suo cellulare.

Davanti alle case sono già spuntati i primi pupazzi di neve, e altri ne stanno nascendo di fronte ai miei occhi, partoriti da gruppi di ragazzi di varie età.

I negozianti dei negozi aperti 24ore su 24 assistono divertiti, birra in mano, commentando le scene in lingue che sono tutto tranne inglese.

Ogni tanto incontro qualche stazione di minicab, ma ovviamente non ci sono vetture a disposizione. Ma ormai sono stato contagiato dal virus della regressione causato dalla tempesta e non mi importa, non posso far altro che continuare a camminare cercando di ignorare il bagnato che ha ormai penetrato il cuoio degli stivali.

E dunque cammino, tra fiocchi, pupazzi, schiamazzi notturni, silenzi altrettanto notturni. Due gang giovanili si stanno confrontando.

A palle di neve.

Facendosi scudo con dei pupazzi.

Bambini fanno a palle di neve con i propri genitori come se fossero le dieci di mattina.

Ovunque le macchine fotografiche sono costrette agli straordinari.

Per strada poche sporadiche macchine. Di taxi o surrogati neanche l'ombra lontana, in una notte in cui tutti sono a loro modo un po' ombre.


Arrivo a Old Street intorno alle due. Lì sono certo di trovare un minicab. Lo trovo, infatti: arriverà dopo quaranta minuti e mi chiederà 30 sterline anticipate. Due settimane prima ho usufruito dello stesso servizio a meno, ed eravamo in quattro. Decido tra me e me di contrattare – e d'altra parte non ho 30 sterline con me. Ovviamente accetto le condizioni e altrettanto ovviamente esco a cercare un altro minicab che mi porti a casa prima e a minor prezzo. Non mi sorprende di non trovarne.


La stazione è una stanzetta piccola e male riscaldata. Dopo circa trenta minuti di attesa arriva finalmente il minicab che mi porterà a casa. Mi alzo risoluto per contrattare, guardo l'autista e altrettanto risolutamente decido di pagare i 30 pound senza fiatare. L'armadio – perchè di quello si tratta nonostante braccia e gambe – ha gli occhi iniettati di sangue ed è decisamente nervoso. Ci mettiamo d'accordo affinchè si fermi al primo ATM, cosi da saldare immediatamente il conto.


L'armadio è stanco morto e si vede, ma per fortuna il navigatore satellitare gli dice dove andare. Alla prima rotonda infatti ci segnala con voce meccanica ma chiara che la svolta è a duecento metri...cento mentri...cinquanta mentri...venti metri...e infine dietro di noi...

Giriamo intorno alla piazza per tre volte fino a che non azzecchiamo l'uscita giusta. La scena si ripete alla rotonda successiva e a quella ancora dopo.

Manchiamo un altro paio di svolte, facciamo inversione di marcia per mancarle ancora. Finalmente imbocchiamo la svolta giusta. Passiamo alla mia destra la stazione di Westbourne Park, giriamo a destra e finalmente, a sinistra, arriviamo a destinazione. Sono le tre di notte e l'armadio mugugna uno stentato “'night” prima di rimettersi in moto e scomparire dopo pochi metri immerso nella bufera.


Salgo a casa. Sono vagamente stremato, vagamente euforico, vagamente felice e totalmente fradicio. Rimango mezz'ora seduto sul letto a fissare il muro e a digerire tutta questa notte, poi mi stendo.

Se ci sono considerazioni da trarre da questa notte ci penserò domani.


Good night, London.

Saturday, April 04, 2009

Se di notte d'inverno un viaggiatore...Parte Seconda

Sono passati circa trenta minuti dalla mezzanotte, per quello che ufficialmente è l'inizio del 2 febbraio anche se è chiaro a tutti che si tratta della venticinquesima ora del giorno prima.

Dentro l'autobus mi guardano distrattamente cinque persone semi-assiderate. A rigor di logica non fa poi così freddo, ma spira un vento selvaggio che le giacche adidas dell'inglese medio non riescono a bloccare.

Mi siedo, pulisco la cartina dalla neve e mentre l'autobus si rituffa dentro la tormenta cerco di capire dove sia diretto e cosa fare una volta arrivati là – ovunque sia “là”. Guardo fuori dal finestrino. Oltre la patina della condensa la strada è buia, e la rifrazione dei lampioni sulla neve dona alle poche cose visibili un aspetto livido e vagamente irreale. Sembra di stare su una super strada e con la campagna a destra e a sinistra non c'è niente che distingua questo posto dalla superstrada che porta verso Perugia, se non fosse per il cartello che indica Bethnal Green a poca distanza.

Il nome mi suona e controllo sulla mappa: non è lontano da Old Street, che almeno è un posto che conosco. Ma la notte è buia, la tormenta non accenna a diminuire, non ho idea di dove mi trovo ORA e comunque ricordo bene un film che parlava di lupi mannari a Londra. Forse commetto il terzo errore ma decido di proseguire.

Hackney si trova nella parte Est di Londra. E' normalmente considerata una zona multietnica, che è l'eufemismo inglese per dire: “di giorno è ok, ma di notte avete il 90% di possibilità di svegliarvi la mattina in un vicolo senza un rene e il 10% di possibilità di svegliarvi senza entrambi i reni”.
Probabilmente un po' esagerato, in fondo non siamo a San Paolo, ma comunque io ai miei reni ci tengo.

Ma Hackney è davvero una zona multietnica, il cui centro è ormai meta di vita diurna e notturna, e le cui zone interne sono meno frequentate e frequentabili. L'autobus è diretto a Hackney central, e quando finalmente arriva a destinazione è l'una di notte. Lascia sulla strada due persone. Una si allontana velocemente verso la sua meta. Il sottoscritto, mappa in mano, cerca punti di riferimento per capire almeno dove sia est e ovest. Per fortuna Hackney central è una stazione dell'overground, il che significa che c'è un ponte: non solo riconoscibile sulla cartina, ma anche un valido riparo dalla neve.

La piazza principale è a pochi metri di distanza, e là mi dirigo derapando sugli stivali di cuoio deciso a prendere il primo taxi o minicab a portata di alzata di mano. Ma mentre mi avvicino comincio ad avere una strana sensazione. Zona multietnica a Londra è evidentemente un eufemismo anche per: “di giorno è ok, ma in una notte di tormenta di neve scordatevi di poter trovare un taxi”.
E infatti niente taxi, niente minicab. Niente autobus.

Ricontrollo la mappa. Nelle pagine attorno a dove mi trovo ora trovo solo un luogo che sia familiare: la cara vecchia Old Street.
La cara vecchia Old Street è l'unico luogo che conosco in quell'area di Londra dove sono certo di poter trovare taxi o minicab.
La cara vecchia Old Street è fottutamente lontana.
La cara vecchia Old Street è l'unico posto dove posso andare.
Ops.

Alzo il bavero della giacca buttandomi un po' di neve nel collo, ficco la mappa nella tasca in modo che sia riparata ma pronta all'uso, e comincio a camminare.

(continua).

Tuesday, February 17, 2009

Se di notte d'inverno un viaggiatore... Parte Prima

Il primo errore è stato non chiedere l'orario dell'ultimo treno. Sapevo che l'avrei dovuto fare, ma alla fine avevo deciso che non era comunque necessario, dato che avrei tenuto sotto stretto controllo l'ora e mai e poi mai mi sarei presentato alla stazione della metro dopo le 23.
Non potevo immaginare che saremmo finiti a parlare di politica con i miei amici. E nemmeno che ci saremmo trovati d'accordo.

E' la notte del primo febbraio e da ore Londra è teatro e spettatrice di una nevicata degna di altre altitudini. I miei amici abitano a East London. L'area è tranquilla, contrassegnata dalle tipiche villette e da pochi isolati negozi. Il centro della città è lontano.

Alle 23.45 mi rendo conto mio primo errore, e mi appresto a commettere il secondo. Mi dirigo alla fermata degli autobus più vicina e trovo una linea notturna che mi porta dritto a Trafalgar Square, da dove il 23 mi permetterà poi di raggiungere facilmente, se non velocemente, casa. L'opzione B sarebbe tornare a casa dei miei amici e fermarmi lì a dormire. E' troppo facile e scontato, per cui sotto la tormenta e di notte mi appresto a circa venti minuti di camminata per raggiungere la fermata che mi serve. La cerco e la trovo in mezzo al nulla, e mentre cerco di ripararmi dalla neve che mi sferza la faccia tengo d'occhio la strada. Gli autobus stanno circolando ed è solo normale che il mio sia in ritardo: le strade sono coperte di neve.

E' passata circa un'ora dal momento della realizzazione del primo errore, e un autobus della linea N15 mi si ferma di fronte. L'autista mi chiede di salire. Mi tolgo le cuffie e gli faccio gentilmente notare che sto aspettando un'altra linea, ma grazie di cuore. Assai più gentilmente di quanto non abbia fatto io, l'autista mi informa che viste le condizioni atmosferiche tutti i mezzi pubblici di Londra sono stati richiamati ai depositi, e che quello sarebbe stato l'ultimo mezzo per la notte.
“Dove vai?” chiedo
”Hackney” mi risponde
Nord Est. Significa allontanarmi ancora di più dalla mia destinazione, ma anche l'unica possibilità di trovare un mezzo alternativo per tornare a casa dato che, appunto, mi dove mi trovo ora mi circonda solo il nulla, per quanto innevato.
Ovviamente, salgo.

- fine prima puntata -

Friday, January 16, 2009

Un mondo senza Facebook

Il primo volo aereo. La conquista del K2. Il giro del mondo in solitaria. La conquista del Polo Nord.
Uomini che rischiano la vita, e a volte la perdono, per sfidare i propri limiti, tentare l'impensabile, inscrivere i loro nomi nella pietra della storia.
Pensate che non ci siano sfide peggiori? Pensate che non si possa andare oltre?
Provate a disattivare il vostro account Facebook. Per più di due minuti, intendo.
E già che ci siete, fate lo stesso con il messenger.

DAY 1
Il risveglio è meraviglioso. I colori sono vividi. Il profumo dei fiori invade la stanza, gli uccelli cinguettano dai rami degli alberi. Il fatto che non ci siano fiori o alberi fuori dalla mia finestra non inficia il senso di benessere e pace con il mondo, né mi spinge a pormi domande.
L'umore è alto. Sorrido alla casella di posta piena solo degli annunci automatici di Monster , JobSearch e Variety.com. Il silenzio mi rigenera. Sono pieno di aspettative!!!
Sono concentrato. Mentre cammino mi viene una nuova melodia. Assomiglia stranamente a una canzone sentita recentemente, ma sorrido pensando che basterà cambiare qualche nota alla dodicesima battuta per evitare accuse di plagio.
Entro in biblioteca con fare seduttivo, ma subito mi si siede accanto un ragazzo il cui odore costituisce per i deodoranti quello che la kryptonite rappresenta per Superman. Giusto, mi devo concentrare. Il mondo mi protegge!
Ore di lavoro produttive. Zero mail, zero telefonate. Finalmente un po' di tempo per me stesso...ne avevo bisogno! Un paio d'ore su Skype non compromettono la mia concentrazione.
Mi reco a lezione di tango con fare baldanzoso, e l'insegnante mostra di apprezzare la mia proattività nell'apportare elementi nuovi e prospettive differenti a un ballo tanto codificato. E' solo troppo protettiva nei confronti degli altri per dirmelo chiaramente.
Felice, mi perdo per le strade di Notting Hill in mezzo alle sue case bianche, le sue svolte sempre uguali, i suoi vicoli dal sapore antico. Dopo mezz'ora capisco dove sono e raggiungo la nostra ospite per una allegra cena.
Prima di andare a letto, ancora zero mail. Il profumo dei fiori si è affievolito, ma mi corico sorridendo.
Passo la notte in bianco.

DAY 2

Risveglio complesso, ma il canto degli uccelli mi dispone al meglio. Capisco subito che la fortuna è ancora una volta dalla mia parte: sbatto il ginocchio al mobile della mia stanza e il polso a una maniglia e non mi rompo nulla. Continua la protezione dell'ambiente!
Posta elettronica, soliti Monster, JobSearch, Variety.com. Leggero disappunto, ma temperato dalla consapevolezza di avere più tempo a disposizione. Fisso il muro per mezz'ora, poi comincio a pensare a come organizzarmi la giornata.
La mia ospite ha bisogno di una casa. Ci mettiamo insieme su Gumtree e valutiamo le soluzioni migliori per lei. E' bello poter aiutare qualcuno senza distrazioni di sorta! A tarda mattinata, lei esce per andare a vedere alcune delle case contattate.
Mangio, pensando a quale fortuna avere tutto questo tempo a disposizione e la mente libera da inutili distrazioni. Leggero tremore alla mano destra, certo dovuto alle due ore di tango di ieri.
Zero mail. Chissà cosa sta facendo xxx... Sorrido di questa piccola curiosità. La cosa non mi tocca minimamente.
Giusto un bicchierino di vino, per tirarmi su.
Non ricordo più il motivo di ieri. Meno male! Mi avrebbe dato fastidio essere citato in un'accusa di plagio.
Avranno messo qualche nuova foto?
La nostra ospite torna a casa un po' giù di morale: non ha trovato casa. Il mio buon umore è inossidabile e la tiro su a forza di battute fulminanti. Mi è grata e per questo si ritira nella stanza della mia coinquilina. Non vuole disturbare, che cara!
Magari qualche cambio di status?
Decido di festeggiare questa giornata cucinandomi un piatto di fettuccine per cena. Le accompagno con una cioccolata calda. Che lusso, che soddisfazione!
Due mail, relative a un acquisto on line.
Vado a letto con un vago senso di disagio. Dormo male.

DAY 3
Il profumo dei fiori è svanito. Quegli uccelli del c...o non smettono di cantare e sembrano trapanarmi il cervello. Mi alzo a fatica e scopro che nella notte i miei capelli hanno preso vita, e si rifiutano di tornare a quattro zampe.
Indosso un cappello di lana sperando che qualche vicino non mi prenda per un topo d'appartamento.
Solite mail. Nessuno mi pensa. Tutto è grigio ed inutile.
La casa è vuota. La nostra ospite si è alzata presto per non disturbarmi: ci sono al mondo persone veramente gentili.
Cerco di concentrarmi sulle cose da fare, ma non riesco a non pensare che siamo solo dei granelli di sabbia dispersi nell'universo.
Suona il citofono! E' il corriere con il pacco ordinato. Un segno di vita! L'ambiente ancora una volta accorre in mio aiuto! Lo saluto con calore, forse lo abbraccio troppo stretto perchè si allontana rapidamente sulle scale. Peccato sia dovuto andare via così presto! Ma non dovevo firmare qualcosa?
Tremori insistenti alla mano, tic nervoso all'occhio destro. Incredibile quanto il tango sia impegnativo dal punto di vista fisico! Devo fare più sport.
Zero mail.
Zero mail.
Zero mail.
Zero mail.
Mi dico che forse dovrei aspettare un po' prima di fare il refresh della pagina.
Aspetto due minuti.
Zero mail.
Fottetevi tutti, non ho bisogno di voi!
Respiro profondamente. I veri uomini non piangono.

Mi concentro sui miei lavori. C'è così tanto da fare! Scrivo al computer per un'ora, seguendo il mio istinto. Alla fine rileggo ciò che ho scritto.
Il mattino ha l'oro in bocca.
Il mattino ha l'oro in bocca.
Il mattino ha l'oro in bocca.

Il tutto per circa quattro pagine piene. E' vagamente inquietante, ma non mi dispiace.

Zero mail.

DAY 4
Ho scoperto che la mia ombra sa parlare! Non ragiona neanche male. Parliamo del più del meno per un po'. Mi suggerisce di riattivare il mio account facebook.
Forse ha ragione, ma spero che questo non intacchi la nostra nuova amicizia.

Tuesday, January 06, 2009

In attesa del salvatore

Qualche giorno una mia amica mi ha fatto ripensare al "complesso da salvatore" degli italiani.
Lei lo riconduce alla cultura cristiana, laddove Dio non solo perdona, ma rimette sempre le cose a posto e ti permette di essere un figlio di mignotta per tutta la vita, ma pentirti all'ultimo.
In ogni caso, gli italiani che incontro in Italia sembrano sempre più inermi di fronte alla situazione e sempre più in attesa che arrivi qualcuno dall'alto a riprenderli per i capelli un attimo prima che il guano li sommerga del tutto.
Al momento, questa persona dovrebbe essere Berlusconi - e il suo stile di vita.
Mah.
Il concetto stesso di responsabilità è invece rimosso dal novero delle possibilità. Nessuno paga, nessuno risponde, nessuno prende in considerazione l'idea di pagare o rispondere. Anche per le cose positive!!!
Come lo definirebbe Bukowski, un paese di morti.
Ma io so che non è così.

Che differenza fa vivere in un paese dove il complesso del salvatore è vissuto al contrario, e dove il governo è stato costretto a spiegare ai cittadini per quale motivo sia stato costretto a intervenire con capitali pubblici per salvare banche e business di privati. I suddetti cittadini si sono adeguati con riserva, come per dire: per ora faccio finta di crederci, ma non pensare di potermela dare a bere così facilmente.
Gordon Brown è avvertito.